La diplomazia culturale, come sottolineato da Joseph Nye, “promuove le relazioni umane” è la transizione a quello che lui definisce “soft power”, “ il soft power è l’abilità di realizzare le preferenze degli altri”; e ancora “il soft power di un paese si basa su tre risorse fondamentali: la cultura, i valori politici e la politica estera”[1].Se un paese si espone all’incontro con altre nazionalità rende i propri valori politici e culturali visibili, diventa più attraente agli occhi del pubblico straniero e aumenta le proprie possibilità di successo grazie al potere di attrazione che esercita mostrando se stesso.

Come descritto da Milton Cummings Jnr : “lo scambio di idee, informazioni, arte, stile di vita, sistema di valori, tradizioni, fedi e altri aspetti della cultura fra le nazioni e i loro popoli promuove una comprensione reciproca”[2].

La diplomazia culturale è una comunicazione a doppio senso: si promuovono l’immagine e i valori della propria nazione mentre si cerca di comprendere l’immagine e i valori di altri paesi e di altri popoli. Come ci insegna il Valignano, la diplomazia culturale è un mezzo attraverso cui i paesi possono aumentare il rispetto e la comprensione di se stessi fra gli altri paesi nel mondo.

I benefici della diplomazia culturale sono molteplici, oltre a creare spazi di interazione fra popoli di diversi paesi, getta le basi per amicizie durature fra popoli di diversa nazionalità. La diplomazia culturale aiuta a creare quella base di fiducia e comprensione all’interno dell’opinione pubblica che aiuta a rafforzare la politica estera di un paese. Grazie alla diplomazia culturale si possono raggiungere quelle realtà diversamente raggiungibili; per esempio i programmi culturali aprono spazi di scambio fra investitori, gente comune, uomini di affari che con le loro attività portano innovazione, opportunità, progresso e amicizia[3].

La diplomazia culturale combatte incomprensioni, ignoranza e spesso quel odio, infondato e alimentato dai media, che spesso si ha nei confronti di un paese straniero; programmi di diplomazia culturale possono far emergere nuovi volti di questi paesi che i media ci presentano in modo distorto.

L’istruzione e le istituzioni accademiche sono il fulcro degli scambi culturali. Da sempre la diplomazia culturale ha penetrato il campo dell’istruzione proprio per favorire la comprensione, la conoscenza e infine il rispetto delle tradizioni e lo stile di vita di un paese straniero. Citando un famoso diplomatico, antropologo, scrittore, viaggiatore e pittore russo, “dove c’è cultura c’è pace, dove c’è pace c’è cultura”. [4] Tutti gli sforzi culturali messi a punto dalle scuole, università, centri di cultura ecc…, hanno l’obiettivo di costruire una piattaforma di tolleranza e comprensione fra le nazioni nel mondo.

Parte dei programmi di diplomazia culturale prevede l’accoglienza o l’invio di artisti internazionali o l’organizzazione di mostre o concerti nel proprio o nel paese ospitante. Questo tipo di interazioni, favorisce la conoscenza, corregge eventuali stereotipi e prepara il terreno per un’atmosfera più predisposta a trattative o dialoghi politici o diplomatici[5].

La diplomazia culturale favorisce l’aumento della cooperazione internazionale. Il fatto che essa aumenta il numero delle interazioni fra la gente in maniera trasversale fa in modo che tanti scambi avvengano anche in campi come la scienza, la medicina ecc… Il fatto che i soggetti principali dei programmi culturali siano persone ordinarie e non solamente i governi o rappresentanti di questi può essere un vantaggio e può dare una spinta in più agli sforzi fatti per penetrare le menti e i cuori delle diverse persone. L’arte ad esempio non rappresenta il governo ma la società civile, la gente comune, e questo è un vantaggio enorme per i governi. I risultati dei programmi culturali possono non essere immediatamente evidenti, sicuramente i programmi di scambio hanno un effetto immediato su chi vi partecipa, per tutto quello che insegnano e per quello che lasciano, tuttavia un aumento della sensibilità culturale può essere di aiuto per imparare a scegliere con consapevolezza le parole che utilizziamo quando parliamo di culture diverse o i pensieri che facciamo su di esse e può influenzare le decisioni politiche ad alti livelli.

La cultura può essere un fattore essenziale per il raggiungimento della pace. I concetti di sviluppo sostenibile, sostenibilità ambientale, sicurezza sono insiti alla cultura e compresi nella loro dimensione spirituale, materiale, intellettuale ed emotiva quindi la comprensione pura di una cultura implica la conoscenza dei concetti alla base di modi di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente. La cultura può essere al tempo stesso parte del problema e parte della soluzione. Fonte di identità e appartenenza essa può facilitare la coesione sociale e giustificare l’esclusione sociale[6].

Azioni fondamentali diventano l’educazione alla pace, il dialogo interculturale, la promozione e il sostegno delle diversità culturali e la promozione della cooperazione internazionale a vari livelli; queste politiche inclusive accentuano la creatività dei popoli verso la creazione di un mondo più giusto, più equanime, più libero.

Al giorno d’oggi le persone hanno identità multiple e trasversali date dalla volontà di unirsi a particolari movimenti sociali: per i diritti delle donne, degli animali, dell’ambiente, degli indigeni; questo rende difficile la vita dello stato che vuole organizzare le persone all’interno dei propri confini come un popolo con una identità. Un’unica e sola identità non esiste più ma diventa fluida e “caleidoscopica”[7]. Molti conflitti nascono dalla moltiplicazione delle culture all’interno di uno stesso paese; la società di oggi è una società multiculturale che sebbene criticata da molti è il nuovo volto della società moderna e frutto dell’immigrazione[8]. Non ci si può definire più in termini di uno spazio geografico, oggi siamo multipli, e quello che ci definisce di più sono i nostri interessi, i  valori (che esulano i valori della cultura di origine) e l’appartenenza a determinati gruppi o associazioni.

La diplomazia culturale ha un potenziale enorme che deve essere sviluppato e sempre più integrato nelle attività diplomatiche, in maniera trasversale, per salvaguardare le culture del mondo e per contribuire all’affermazione della cultura del rispetto e riconoscimento di tutte le culture del mondo. Oggi essa è uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione perché in grado di lavorare sulla coscienza umana ed indirizzarla verso un paradigma di vera cooperazione e comunione contro quello di sfruttamento e dominio che tutt’oggi troviamo difficile da smantellare.

*Della ricercatrice dell’ Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale,
Francesca dell’ Ova.

[1] Joseph Nye, Soft Power: the means to success in world politics, Public Affairs, New Editions, 2005.

[2] Milton C. Cumming Jnr, Cultural diplomacy and the United States government: a survey 2003, Center for Arts and Culture, Washington DC, 2003.

[3]1Wyszomirski J. M. Et al, International cultural relations: a multi-country comparison, in http://culturalpolicy.org/pdf/MJWpaper.pdf

[4] N. K. Roerich, Il patto di pace e il vessillo della pace, Russia, 1904.

[5] Szanto A., A new mandate for philantropy?, U.S. Foundation Support for International Arts Exchanges, http://culturalpolicy.org/pdf/Szanto.pdf.

[6] Jay Rothman e Marie L. Olsen, From Interests to Identities: Towards a New Emphasis in Interactive Conflict Resolution, Journal of Peace Research, (289-305), 2001, Vol. 38, No. 3, 289-292.

[7] Hall S., Cultural identity in question, 1993.

[8] Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà, e il nuovo ordine mondiale, Milano, Garzanti, 1996.

Francesca Dell Ova

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