Quali sono gli elementi ellenici significativi per i siciliani contemporanei? Cosa ci unisce come popoli e cosa si può fare per creare un legame più forte e produttivo tra la Sicilia e la Grecia? Ogni settimana un siciliano condividerà con l’istituto Ellenico della Diplomazia Culturale – Sicilia il suo punto di vista.

Questa settimana nostra ospite, l’architetto Ketty Tama’
– Qual è il tuo preferito elemento Ellenico siciliano? Descrivilo e raccontaci la sua storia in poche parole.
– L’Abbazia dei Ss. Pietro e Paolo d’Agrò, a Casalvecchio Siculo ed i suoi manoscritti in greco. E’ un sito bizantino-arabo-normanno, ma il principio generatore, l’archè, è assolutamente greco. La Basilica e’ stata ricostruita nel 1116 per volere di Ruggero II su un impianto preesistente ed è proprio la forza dell’impianto preesistente, l’orientamento e la conseguente energia che emana il suo principio generatore a renderla unica. Lo studio dei manoscritti ha consentito di riconnettere l’Abbazia al contesto culturale medioevale della Valle d’Agrò, l’epigrafe in greco sull’architrave del portale, rivolta verso la Valle , parla al paesaggio nel suo linguaggio ancestrale: il greco.
– Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi la Grecia?
– La prima cosa che mi viene in mente pensando alla Grecia è il “ respiro del Partenone”; ovvero la sensazione assolutamente reale che ho provato seduta sull’Acropoli ad ammirarlo. Percepivo il suo principio generatore con tale intensità che sentivo l’aria contrarsi e dilatarsi in un movimento costante e lento, che aveva centro proprio nella naos, nel petto della statua crisoelefantina di Atena Parthenos, presente ed immutabile. Sentivo l’aria immettersi tra gli intercolunni e poi lentamente uscirne: tutta l’Acropoli riceveva vita e luce da questo intenso e costante respiro.
– Quanto vicini/ simili pensi che siano greci e siciliani?
– Credo che i siciliani, purtroppo, siano ormai molto diversi dai greci. Io ritengo che la componente greca sia un principio verso cui tendere, fatto di filosofia, ovvero capacità di Meraviglia che induce a comprendere e studiare, e di profonda dignità di cittadini che non si sentono più sudditi ma vegliano su chi li governa, esigendo che questi ultimi siano irreprensibili e rappresentino l’eccellenza della società. Penso che i siciliani siano ormai troppo distanti sia dalla capacità di meravigliarsi che dalla profonda dignità di sentirsi cittadini non più sudditi.
– Cosa proporresti per rendere il legame tra la Sicilia e la Grecia più forte e produttivo?
– Proporrei eventi mirati a ricercare, studiare e valorizzare la componente greca dei territori siciliani, perchè sono convinta che in questa ricerca la Sicilia possa ritrovare se stessa, ovvero la sua consapevolezza e dignità culturale e politica.
– Due caratteristiche siciliane che vorresti rendere famose in tutto il mondo e due che vorresti che smettessero di esistere.
– Il sincretismo culturale e religioso è la prima caratteristica siciliana che vorrei diffondere: è visibile nell’Architettura, nel linguaggio, nella cucina, nel territorio. La seconda caratteristica è la capacità di accogliere, di prendersi cura dell’altro. Le caratteristiche che vorrei scomparissero all’istante sono la sudditanza endemica, che porta ad obbedire ciecamente sia al politico di turno che al mafioso locale senza porsi domande, addirittura a vendersi il voto pur pagandone conseguenze infinite, e l’apatia, l’immobilità devastante nel pensiero e nelle azioni.

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