Platone nella Repubblica paragona il Sole al Bene … “il Sole splende per ogni cosa …”

a cura del prof. Fabrizio Bartoli, membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale, sede di Ancona.

Il prof. Lavecchia, docente di filosofia antica all’Università di Udine, nel suo libro “Generare la luce del bene” invita il lettore a “sperimentare” nella propria vita la sua lettura di Platone (G, p. 27) in un “esercizio di prassi e meditazione filosofica”, una filosofia intesa come pratica spirituale, platonicamente ispirata. Il prof. Lavecchia così si esprime:

Per Platone essere buono implica, quindi, la forma più libera e radicale di relazionalità, che si manifesta, appunto, come incondizionato impulso a comunicarsi, a donarsi. Di questo impulso è un efficace analogo il sole, non a caso al centro dell’unico contesto in cui Platone decide di proporre un’icona del sommo Bene origine di ogni ente (R. 506 d 6–509 c): infatti, come il sole non può essere concepito senza il proprio manifestarsi mediante la luce, così il Bene non può esserlo senza il proprio manifestarsi mediante l’Essere – lo mostra l’analogia fra luce solare ed Essere, ovvero immediato manifestarsi del Bene, presupposta in Repubblica (508 d 4–6). Il Bene origine di ogni cosa consiste, allora, nella propria incondizionata manifestatività …”.

Platone nella Repubblica afferma che il Bene è la radice di ogni cosa, il Bene è legato quindi all’Essere, a ciò che è. Platone poi paragona il Bene a ciò che il Sole rappresenta per il nostro mondo sensibile, chiamato dal Maestro ateniese “mondo visibile” (Repubblica 508, b13).

Andiamo a leggere direttamente il testo dal dialogo, inizialmente nella Repubblica il Maestro Socrate-Platone viene invitato da Glaucone a parlare del Bene:

(Socrate): Tuttavia, carissimi, lasciamo perdere per il momento l’analisi del Bene in sé: mi pare una questione troppo alta perché possiamo raggiungere, con l’ispirazione di questo momento, almeno il concetto che ne ho adesso. Voglio piuttosto parlarvi di quello che mi sembra il rampollo del Bene, in tutto simile ad esso, se anche a voi fa piacere; altrimenti lasciamo stare”.

Socrate-Platone non affronta l’analisi di che cosa è il Bene, considerandola troppo elevata per il momento, è disponibile invece a parlare di ciò che è simile al Bene (“il rampollo del Bene”, il Sole).

Così continua la spiegazione di Socrate-Platone nella Repubblica (509):

«Ora», dissi, «considera che per rampollo del bene intendo il sole, generato dal Bene a sua somiglianza: l’uno ha nel mondo visibile lo stesso rapporto con la vista e le cose visibili, che l’altro ha nel mondo intellegibile con l’intelletto e le realtà intellegibili». «In che senso?», domandò. «Spiegamelo ancora».

Socrate-Platone afferma che il Sole ègenerato dal Bene a sua somiglianza”, infatti nel mondo visibile il Sole ha equivalente rapporto con la vista e le cose visibili, ciò viene spiegato meglio nel brano successivo: la vista infatti tramite gli occhi, osservando gli oggetti colorati ha bisogno della luce emessa dal sole per distinguere bene gli oggetti e i colori. La spiegazione continua dicendo che la stessa cosa accade all’Anima, intesa come Coscienza-Consapevolezza: Infatti quando la Coscienza-Consapevolezza si rende conto di ciò che è illuminato dalla verità dell’esistenza, sembra dotata dell’intelletto, quando invece non è consapevole e si lascia trasportare da ciò che è relativo, dal mondo sensibile che nasce e muore, cioè aderisce ai contenuti e ne rimane condizionata, le sue convinzioni diventano opinioni mutevoli ed è simile a chi è privo di intelletto.

Di seguito il brano tratto dalla Repubblica:

«Tu sai», ripresi, «che gli occhi, quando si rivolgono a quegli oggetti i cui colori non sono più toccati dalla luce del giorno, ma solo dai bagliori notturni, si ottundono e sembrano quasi ciechi, come se la loro vista non fosse limpida … Ma quando, credo, si volgono a oggetti illuminati dal sole, vedono chiaramente e la loro vista torna di nuovo limpida». «Pensa dunque che la stessa cosa accade all’Anima: quando si fissa a ciò che è illuminato dalla verità e dall’essere, lo intuisce e lo conosce, e appare dotata di intelletto; quando invece si fissa a ciò che è avvolto nell’oscurità, a ciò che nasce e perisce, formula congetture e si ottunde mutando su e giù le sue opinioni, e assomiglia a chi è privo di intelletto».

Il Sole, irradiando e donando la luce e il calore, permette alla vita delle cose sensibili di esistere e svilupparsi, all’uomo di vedere, è un dono spontaneo, senza chiedere niente in cambio; così la Coscienza-Consapevolezza-Anima conosce e discrimina la verità grazie al Sommo Bene che, con la sua presenza, permette alla Coscienza di essere consapevole. La verità è Aletheia, cioè svelamento, assenza di nascondimento, di oblio, come l’assenza del buio dovuto alla presenza della luce, del Sole, come l’assenza dell’ignoranza in presenza della Conoscenza; così la Verità è presente grazie al Bene “illuminante”. Questo risplendere del Sole e questa presenza del Bene è gratuita, è un dono, anzi questo atto del donarsi è consustanziale all’esistenza, all’Essere. Non ci sarebbe la vita sulla terra se il Sole non donasse i suoi raggi luminosi. Nel brano successivo della Repubblica è ben spiegato:

«Perciò quell’elemento che conferisce la verità alle cose conosciute e la facoltà di conoscere al soggetto conoscente, di’ pure che è l’idea del bene; ed essendo causa della scienza e della verità, devi concepirla come conoscibile. Ma benché la scienza e la verità siano entrambe così belle, farai bene a reputarla diversa da esse e ancora più bella. Come in quel caso è giusto considerare la luce e la vista simili al sole, ma non il sole, così in questo caso è giusto ritenere sia la scienza sia la verità simili al bene, ma nessuna delle due va identificata con il bene, la cui condizione dev’essere tenuta in un pregio ancora più alto».

Socrate-Platone spiega che la verità e “la facoltà di conoscere” è dovuta alla presenza del Bene, e che questo Principio-Idea del Bene può essere conosciuto, ma deve essere considerato come superiore, “più bello” della verità e della scienza, le quali dipendono dal Bene. Analogamente si può considerare la luce e la vista, che non devono essere identificate con il Sole anche se sono simili ad esso in quanto vi dipendono.

«Tu dirai, penso, che il Sole fornisce alle cose visibili non solo la facoltà di essere vedute, ma anche la nascita, la crescita e il nutrimento, pur non essendo esso stesso principio di nascita».

«Quindi dirai che le cose conoscibili ricevono dal Bene non solo la facoltà di essere conosciute, ma anche l’esistenza e l’essenza, quantunque il Bene non sia l’essenza, ma per dignità e potenza la trascenda».

Il Bene quindi procura la facoltà di conoscere e l’esistenza, ma trascende la stessa esistenza e si colloca nel mondo dei Principi superiori, dice Platone “dove ha sede la specie intellegibile”, mentre la manifestazione riguarda “la specie visibile”.

Ecco il brano: «Considera dunque», proseguii, «che in base alle nostre affermazioni esistono due princìpi, uno dei quali regna sul luogo dove ha sede la specie intellegibile, l’altro su quello dove ha sede la specie visibile; non voglio dire sul cielo, per non dare l’impressione di fare dei sofismi sul vocabolo. Hai presente comunque queste due specie, quella visibile e quella intellegibile?”.

Il prof. Lavecchia, nel suo libro, commenta l’insegnamento di Platone evidenziando come il Bene si manifesta come un dono, come Luce dell’Essere, della Verità e della Coscienza, dove non vi è separazione e si è Uno con l’Oceano dell’Esistenza, ecco la sua interpretazione tratta dal libro Generare la luce del bene”:

Nel suo infinito e immediato donarsi il Bene si manifesta, dunque, allo stesso tempo come Luce dell’Essere, della Verità e come Luce della Coscienza: Luce di un IO spirituale, capace da un lato di percepire la Luce del Bene, dall’altro di percepirsi, di sapersi generato dall’ irraggiarsi di quella Luce. Riguardo al mondo spirituale risulta quindi privo di senso qualsiasi separazione tra esteriorità e interiorità, fra oggettività e soggettività, in cui la differenza tra i due termini implichi qualche dicotomia. … qui – nella Luce del Bene – Essere e IO si implicano reciprocamente nella maniera più stretta. L’Uno, infatti, si rivela trasparente espressione, manifestazione d’un assoluto donarsi, l’altro libera e infinita, cosciente accoglienza e ricettività, senza la quale quel donarsi perderebbe la propria assolutezza e quindi, non potrebbe consistere”.

Il Grande filosofo ateniese con il suo insegnamento ci porta nella dimensione del nostro IO spirituale, quello che gli psicologi transpersonali chiamano il “Sé profondo”, dove possiamo sperimentare una profonda Unione con l’Essere, con il Sommo Bene, interpretabile anche come Dio, Essere supremo.

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